ArcView, e dopo?

ArcView, sviluppato dalla ESRI, rappresenta per chi lo conosce e lo ha usato, il prototipo del software GIS facile da usare e nello stesso tempo sufficientemente potente e versatile da permettere di realizzare la quasi totalità delle operazioni GIS. Questo grazie anche alle numerose estensioni disponibili, sia della stessa ESRI - come Spatial Analyst e 3DAnalyst, che permettono di lavorare con dati vettoriali 2 e 2.5D, e con dati raster (immagini, grid, DEM) - sia create da sviluppatori indipendenti e distribuite quasi sempre liberamente.

Di suo ArcView vanta la capacità di elaborare dati tabellari anche in numero di milioni (avete provato a creare un coverage con Arc/Info che ha centomila o più records e controllato gli identificativi?) e in maniera estremamente potente grazie al linguaggio di scripting Avenue.
Avenue è il linguaggio di ArcView. E' un linguaggio di scripting, quindi agevole nei test di funzionamento, e ad oggetti, quindi evoluto da un punto di vista informatico. Dispone inoltre di una vasta scelta di funzioni GIS ed anche di database. L'ideale quindi per elaborare i dati geografici, e per creare delle estensioni che rendano disponibili a tutti le nuove funzionalità create dai singoli sviluppatori. Inoltre può dialogare con moduli creati in linguaggi compilati come C++ , sfruttando quindi la maggiore velocità dei moduli compilati, aspetto che costituisce un handicap dei moduli sviluppati in Avenue, linguaggio di scripting e quindi lento nella esecuzione.

Per chi deve lavorare con dati GIS, l'interfaccia intuitiva, la possibilità di programmare direttamente nel programma, anche all'interno delle tabelle, e di sfruttare le centinaia di estensioni libere create dagli sviluppatori rappresenta un vantaggio apprezzabile.

Ovviamente per alcune elaborazioni, soprattutto quelle di base come le riproiezioni, o la creazione di livelli gis da dati numerici, o la georeferenziazione, ci si rivolge altrove, ad esempio a Arc/Info o ad ArcGis. Anche per la creazione di figure e mappe ArcGis è nettamente più versatile e i suoi prodotti finali di qualità migliore. Ma queste operazioni spesso prendono meno del 10% del tempo totale dedicato ai GIS, e quindi ArcView spesso e volentieri rappresentava il compagno di viaggio abituale nel mondo GIS.

Da alcuni anni però la ESRI ha deciso che ArcView non sarebbe più stato ulteriormente sviluppato e ha puntato tutte le sue carte su ArcGis, molto più complesso, costoso e con una interfaccia meno intuitiva. ArcGis può essere il prodotto più adatto e forse necessario per grandi imprese, con molti utilizzatori GIS che lavorano contemporaneamente sugli stessi dati. Ma in ambiente accademico, e per piccoli studi, ArcView poteva costituire il mezzo più efficace ad un costo accessibile, e magari con funzionalità gratuite ancora non disponibili dal suo fratello maggiore.

Così non sarà più nel momento in cui ArcView diventasse incompatibile con i nuovi sistemi operativi. Per ora con Vista funziona. Non sappiamo con sicurezza nel nuovo sistema 7.

Chiaramente man mano che non vengono create nuove funzioni il software perderà di interesse.
Peccato che non possa trovare una nuova vita nel pubblico dominio, anche perché i software free che potrebbero sostituirlo presentano alcuni handicap. In alcuni casi vi sono complicati e tediosi colli di bottiglia iniziali, apparentemente non strettamente necessari, o una struttura di archiviazione dati che appare rigida quanto una armatura medioevale per chi usa gli altri software GIS. Altre volte sono semplici ma con una gestione della memoria inefficiente o con funzionalità limitate. In alcuni casi promettenti ma ancora non maturi e “polifunzionali” quanto ArcView. Un suo omologo free e user-friendly non sembra essere già disponibile. Occorre usare molti software free per emulare le funzionalità che trovavamo nel solo ArcView assieme alle sue estensioni free e commerciali.

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